Dimenticate i tornei polverosi e le lunghe maratone per arrivare a sollevare un trofeo. Il tennis del 2026 riparte da Seul con un concetto molto chiaro: il marketing corre più veloce della classifica.
Domani, alle ore 8:00 italiane, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz scenderanno in campo per un’esibizione che di amichevole ha solo il nome. In palio non ci sono punti ATP, ma un gettone di presenza da capogiro: 2 milioni di euro a testa. Per dare un’idea della proporzione, il vincitore degli imminenti Australian Open (un torneo che dura due settimane e richiede sette vittorie al meglio dei cinque set) incasserà 2,4 milioni di euro. In Corea del Sud, ai due “Re” del tennis mondiale basteranno un paio d’ore di spettacolo per sfiorare quella cifra.
Una rivalità che sposta gli equilibri (e i fatturati)
La conferenza stampa congiunta ha mostrato un’intesa perfetta tra i due, quasi a voler sancire l’inizio di una nuova era che ha definitivamente archiviato i Big Three. Se un tempo il tennis era considerato uno sport d’élite, oggi i numeri dicono che è una macchina da soldi che insidia il calcio. Non è un caso che i ricavi della Federtennis italiana (FITP) abbiano superato quelli della FIGC: 230 milioni contro 200.
Le parole dei protagonisti
Sinner, con la consueta concretezza, ha ricordato gli inizi: “Nel 2021 sapevo che Carlos sarebbe arrivato al top, di me non ne ero così sicuro”. Alcaraz ha invece puntato sulla longevità della sfida: “Speriamo di giocare finali e tanti match insieme per tutto il 2026″.
Tra battute sul rovescio di Carlos e l’ipotesi di vederli un giorno giocare insieme in doppio (un annuncio che farebbe tremare i botteghini di tutto il mondo), il messaggio è arrivato forte e chiaro: Sinner e Alcaraz non sono solo il presente del tennis, sono un brand globale capace di generare un’energia – ed un fatturato – mai visto prima.
L’Australia è vicina, ma domani a Seul va in scena il futuro del business sportivo.





